Monumenti

Il Castello

Il Castello di Marciano è posto nel cuore della Val di Chiana, si sviluppa su una altura che si trova al centro di quattro dorsali poco pronunciati e domina una vasta campagna pianeggiante tra Lucignano, Monte San Savino, Cortona, Foiano della Val di Chiana. E' la particolare posizione strategica del colle su cui sorge, posto a confine tra i territori di Arezzo e Siena, uno dei principali motivi dell'importanza che Marciano ha rivestito nel passato a partire dal secolo XIII quando, prima Arezzo e Siena, poi Firenze, se ne contesero il domino.
Il Castello fu munito, dalla Repubblica fiorentina, tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo della Rocca e delle Mura e della Torre. La particolare conformazione rettangolo-trapezoidale, qualifica Marciano come un'architettura militare a differenza degli altri paesi limitrofi che avevano funzione abitativa.

Questo, è confermato dal fatto che nel 1554 vicino al Castello di Marciano, fu combattuta la battaglia detta di Scannagallo o di Marciano in seguito alla quale i Medici conquistarono l'intera Toscana. Questa battaglia venne raffigurata da Giorgio Vasari in due dipinti che attualmente sono conservati a Firenze presso Palazzo Vecchio nel Salone del Cinquecento.

Il Castello ha conservato i caratteri dell'insediamento medioevale: il perimetro murario, ad impianto geometrico rettangolare, è oggi inglobato nelle abitazioni che vi si sono addossate e racchiude il nucleo più antico dell'abitato cui si accede tramite una porta sovrastata da una torre con orologio recentemente restaurata.

All'interno del Castello, il piccolo agglomerato urbano è dominato dalla Torre e dalla Rocca insieme alla Chiesa parrocchiale ed al Campanile.

Il castello di Marciano, che come tutte le costruzioni medievali è anonimo e frutto della collaborazione di maestri muratori.

Nel quadro di valorizzazione del Castello è stato messo a punto un progetto al fine di creare un Piano Guida che consenta la salvaguardia di tutte le sue testimonianze storiche ed artistiche e non solo dei monumenti emergenti: la Chiesa, la Rocca, la Torre e la Porta.

 

Il restauro della Torre e della Rocca

Il progetto di restauro della Torre e della Rocca è stato messo a punto e diretto dall'architetto Simonetta Bracciali e ha avuto inizio nel 1986 con i primi interventi che hanno risposto alla necessità di eliminare uno stato di pericolosità al paramento della Rocca che minacciava crolli.

Da allora vi è stato un riconoscimento ed una riappropriazione da parte degli Amministratori di questo "monumento" che, avendo ormai perduto qualsiasi funzione tranne quella di alloggiare al proprio interno il deposito dell'acqua ad uso del paese, era rimasto per secoli un "monumento ingombrante", ostile ed elemento di pericolosità.

Si è cominciato, attraverso la sua storia a riconsiderarne l'importanza, sia come testimonianza di un passato glorioso, sia come potenzialità futura.

Le indagini storiche fin qui svolte hanno portato ad interessanti ricostruzioni, ma ancora molto dovrà essere approfondito; dovrà essere ulteriormente studiata la presenza di camminamenti sotterranei che potrebbero portarci ad individuare sistemi di collegamento con l'esterno (vd. Foto 5,6,7,8).

Il progetto di consolidamento, restauro, conservazione e valorizzazione del castello di Marciano della Chiana è stato messo a punto per partecipare al "Bando di Accesso ai Finanziamenti" indetto dalla regione Toscana nel settembre 2002 all'interno del progetto "Toscana museo diffuso" e che ha consentito anche alla Val di Chiana di ricevere un contributo per valorizzare il proprio territorio e le proprie testimonianze storico artistiche.

Il progetto di completamento del restauro e riuso proposto è frutto di un lavoro di diversi anni di indagine, di riflessione e di progettazione, al quale hanno partecipato, ciascuno con proprie specifiche competenze e professionalità, diversi tecnici, storici e archeologi. E' un progetto in cui i momenti della riutilizzazione e della valorizzazione assumono un ruolo preminente rispetto all'esigenza del mero recupero. Le "testimonianze del passato" diventano luoghi attivi del presente, il "reperto" diviene un monumento vivo e da vivere.

Dai primi interventi per eliminare lo stato di pericolosità del paramento della Rocca, che minacciava crolli: sono state eseguite opere di puntellamento delle due pareti ed è stato eseguito un attento rilievo che ha messo in luce il pessimo stato di conservazione della Rocca stessa, della Torre e della Porta di accesso. Nelle pareti a cortina della Rocca erano presenti fessurazioni passanti l'intera massa muraria, oltre che veleggiamenti, rotazioni ed un avanzato processo di ruderizzazione. Dopo più ipotesi d'intervento si è scelto di procedere con il consolidamento delle quattro pareti e parallelamente, all'interno, sono iniziate le operazioni di scavo archeologico per l'individuazione dei "piani di vita" storici e delle strutture murarie interrate. Anche la parte terminale della Torre si presentava particolarmente dissestata. Ciò era dovuto, oltre che ad eventi bellici, alla mancanza di alcuni beccatelli, al distacco di porzioni lapidee, a infiltrazioni d'acqua e ad un incauto smontaggio della parte terminale che aveva provocato un indebolimento della massa muraria di sommità. La delicata situazione ha richiesto di mettere a punto un progetto puntuale per il restauro del coronamento, mettendo in opera ponteggi, tutto intorno, con lo scopo di imbracare i conci di pietra. Per la Rocca è stato previsto un recupero come spazio coperto: i quattro prospetti hanno conservato l'aspetto di rudere ed è stata inserita una copertura in rame che non è visibile dal di fuori, salvaguardando l'immagine esterna. La copertura così studiata rappresenta un elemento innovativo del progetto, che non altera però l'impatto estetico-ambientale; la struttura possiede caratteristiche di una totale ed effettiva reversibilità, nonché una compatibilità estetica ed architettonica con il monumento.

Per la migliore utilizzazione dell'ampio spazio coperto si è proceduto allo sbancamento all'interno della Rocca, per creare un nuovo ambiente. Durante tale operazione non sono state individuate tracce di costruzioni precedenti.

Nella parte retrostante della Rocca è già stata realizzata l'uscita di sicurezza, che risulta essere poco invasiva, sia all'interno che all'esterno della Collina con percorsi pedonali anche per portatori di handicap.

Con l'inizio dei lavori di restauro il primo impulso è stato quello di intervenire sul monumento conservando l'aspetto di rudere con il suo misterioso fascino e ci siamo preoccupati di mantenere in essere i brandelli di muro e le pietre ricche di storia: nel toccarle avevamo l'impressione di aprire un manoscritto da cui emergevano avvenimenti e dati storici sepolti per secoli. Con piacere abbiamo osservato che da parte della popolazione vi è stato un riconoscimento ed una riappropriazione di questo "monumento", rimasto per secoli ingombrante, ostile ed elemento di pericolosità. Si è cominciato a riconsiderarne l'importanza come testimonianza di un passato glorioso e come una potenzialità futura.

Anche la Torre rivelò nella zona più alta un forte dissesto, in parte dovuto ai danneggiamenti di tipo bellico, in parte imputabile ad un incauto smontaggio diretto ad eliminare murature di sommità. L'assenza di molti beccatelli e di porzioni del coronamento, aveva permesso agli agenti atmosferici, in particolare all'acqua piovana, di infiltrarsi e di esercitare la propria azione corrosiva e distruttrice nel modo più ampio, causando un indebolimento della massa muraria di sommità.

Il progetto di restauro della Torre ha previsto la ricostruzione di alcuni beccatelli ridando al coronamento, sia per motivi estetici che per motivi strutturali(foto 4).

Nella Torre, che era stata alterata negli anni Cinquanta con la rimozione di un solaio originale per ubicarvi il deposito pubblico dell'acqua in cemento armato, è stata effettuata la demolizione del corpo intrusivo e il ripristino dell'antico solaio.

 

Il Castello da presidio militare a Centro Interculturale e Multimediale

Il progetto di Restauro del Complesso architettonico prevedeva anche la costituzione di un Centro Interculturale e Multimediale,operazione che risponde al decentramento che la Regione Toscana da più anni si propone di realizzare, evitando di concentrare solo in pochi luoghi "privilegiati" un interesse alla visita ed al turismo, aumentando, in tal modo, l'attenzione sulle zone interessate dal nostro progetto attraverso conoscenza dei beni culturali e testimonianze storiche dell'intera Val di Chiana.

Questo complesso (ex Caserma, Torre-Rocca) viene così ad essere un luogo qualificato che permetterà una larga fruizione non solo da parte degli abitanti di Marciano.

Durante i lavori di restauro da parte degli Amministratori è emersa la voglia di ritrovare se stessi nella propria storia. Restaurare questo Monumento, è stato come aprire uno spiraglio per tutti coloro che consapevolmente vorranno riappropriarsi delle proprie radici e desiderano avere nuovi strumenti di lettura dello sviluppo del proprio territorio.

I giovani architetti, storici e archeologi abitanti del Comune interessato, potranno svolgere una catalogazione sui beni presenti nel territorio della Bassa Val di Chiana finalizzato alla costituzione di una vera banca dati utile, oltre che ai fini della conoscenza, anche per orientare un programma di recupero a lungo termine. Sarà una banca dati che si evolverà nel tempo, andando ad accrescere le memorie digitalizzate dell'area e offrirà ai visitatori una risorsa fondamentale per la comprensione e la visita dei luoghi della Valdichiana.

Il complesso architettonico è composto da Ex Caserma, Torre e Rocca, lo schema di fruizione permette di individuare la destinazione dei vari ambienti.

L'ingresso al complesso avviene dal piano terra dell'Ex Caserma; al piano primo è ubicato il centro multimediale, il piano secondo ha una funzione di ambiente pluriuso.

Dal piano secondo si accede ai vari piani della Torre che sono percorribili sino alla parte terminale dove si può ammirare la Val di Chiana. Dal piano primo della Torre si può accedere all'ampio ambiente restaurato della Rocca che avrà una destinazione pluriuso sia come centro congressi, spazio musicale, teatrale ed espositivo, stessa destinazione avrà l'ambiente ricavato nell'interrato della Rocca stessa.

Nella parte retrostante della Rocca è gia stata realizzata l'uscita di sicurezza conforme alle vigenti leggi: essa risulta minimamente invasiva sia all'interno che all'esterno.

 

La Chiesa dei SS. Stefano ed Andrea

Chiesa dei SS. Stefano ed Andrea

La chiesa si trova nella parte alta del centro abitato, laddove la collina volge al termine. Essa è stata costruita utilizzando parte delle mura castellane, abbattute nel tratto corrispondente, accanto alla rocca e separata da essa solo dalla stretta viuzza che porta al Porticciolo.

La pieve originaria, probabilmente antichissima, aveva il titolo di S. Pietro in Agello o a Ficareto. Nei secoli X-XII, la sempre maggiore importanza di Marciano spinse a trasportare il fonte battesimale nella chiesa suffraganea di S. Stefano in Marciano. Uno schizzo del 1440 localizza una chiesa nei pressi dell'attuale, a forma di oratorio a loggia, con parete di fondo affrescata. Dopo la vittoria di Scannagallo la chiesa venne sottoposta a grandi lavori, e divenne sede della prima investitura dei cavalieri dell'Ordine di S. Stefano. I lavori iniziarono nel 1588 e la chiesa venne aperta al culto nel 1592. La sua consacrazione fu effettuata nel 1750 dal vescovo aretino Incontri, come ricorda una lapide marmorea a sinistra della porta maggiore.

Danneggiata durante il secondo conflitto mondiale, la chiesa è stata restaurata definitivamente nel 1980.
Si segnala sul lato destro della chiesa un piccolo edificio in mattoni, oggi canonica, ritenuta cappella connessa al vicino Palazzo dei Priori.
Il visitatore entrando nella chiesa, avverte subito la maestosa vastità e compostezza dell'edificio, suddiviso in tre navate. Su tutta la chiesa aleggia la serenità del rinascimento.

L'interno misura metri 32 per 18; le tre navate, a tutto sesto, poggiano su 12 robusti pilastri. Due scaloni di travertino bianco danno accesso all'abside a crociera, riccamente decorata.

Gli altari della chiesa sono sette: quello centrale e sei laterali, tre per lato. Visitiamoli.

  1. Primo altare della navata destra. Su una predella quadrangolare in pietra si ergono due belle colonne rastremate, con capitelli ionici, ornati di stemma. L'arco che li unisce è intagliato da formelle decorate a rosoni. Probabilmente fa parte della chiesa antica. Gli stemmi presenti sono il Giglio fiorentino e lo stemma della famiglia Franchi. Ma l'altare si segnala soprattutto per un prezioso dipinto attribuito a Bartolomeo della Gatta (1448-1502:) "Madonna con Bambino e Santi". La Madonna vi è rappresentata in trono col Bambino. La scena è inondata da una diffusa luce solare che addolcisce una certa durezza del tratto, di ascendenza pollaiolesca. Il visitatore si fermi a gustare la rarefatta bellezza del cielo, dal limpido azzurro solcato da sottili nubi bianche: i critici vi vedono chiare ascendenze da Piero della Francesca, ascendenze rafforzate anche dai giuochi di chiaro scuro proiettati dalle figure.La Vergine appare assisa al centro, su un trono riccamente decorato ed indossa una veste rossa e un manto azzurro rifinito in oro; sul petto una spilla dorata. S. Cristoforo, dalle mani grosse ed impacciate, si trova alla sinistra della Vergine, nell'atto di accogliere il Bambino tra le braccia. S. Giacomo appare completamente assorto nella lettura, stupendamente definito nelle masse di colore e luce.
    Nel quadro, che è sicuramente l'opera di maggior valore presente in Marciano, traspare anche la conoscenza approfondita della scuola fiamminga che Bartolomeo studiò probabilmente ad Urbino. L'artista, in questa stupenda tavola, riuscì a fondere mirabilmente, in modo armonico e personale, le diverse componenti culturali della sua formazione pittorica.
  2. Secondo altare della navata destra. Due lunghe colonne rastremate, con capitelli compositi, sorreggono un grande architrave decorato. Il dipinto, attribuito prima al Vasari, oggi e riconosciuto opera di un pittore locale del '600, che risente del manierismo toscano, presenta i santi Andrea e Stefano nell'atto di guardare Gesù Crocifisso. Dietro S. Stefano è la Vergine in atto di preghiera.
  3. In fondo alla navata il terzo altare, appartenente alla Fraternita comunale. Al centro, La Madonna con ai piedi S. Fabiano e S. Sebastiano inginocchiati. S. Fabiano indossa un piviale di damasco con disegni in argento; la mitra appoggiata su un gradino. Sulla sinistra S. Sebastiano indossa una veste verde. E' un pregevole dipinto del tardo '500 con spiccate influenze vasariane.
  4. Altare centrale. Realizzato in marmo e finemente lavorato venne trasportato nel 1949 dal monastero di S. Maria delle Vertighe in sostituzione del precedente in legno andato distrutto in un incendio.
  5. Primo altare della navata sinistra. Detto altare di S. Antonio è un tentativo di copia di quello che gli sta di fronte.
  6. Secondo altare della navata sinistra. Una Vergine seduta di profilo con veste rossa e manto verde sorregge il Bambino mostrandolo ai re genuflessi; dietro sono S. Giuseppe e una servente seduta. Il quadro, ritenuto opera del Vasari, viene oggi attribuito ad Orazio Porta savinese.
  7. Terzo altare della navata sinistra. Appartenente al Comune vi è raffigurato Cristo in cielo attorniato da cherubini. Sulla destra S. Bernardino da Siena con un vescovo genuflesso. Sulla sinistra Santa Maria Maddalena e forse Santa Caterina da Siena. Il quadro è attribuito a Ulisse Ciocchi di Monte San Savino.

Il Visitatore potrà ora soffermarsi su altri importanti elementi artistici della chiesa.
Ai lati dell'altare maggiore, nella parete di fondo dell'abside due affreschi in finta nicchia: S. Sebastiano sulla destra e S. Fabiano sulla sinistra.
S. Sebastiano ha un drappo bianco attorno alla vita, la nicchia è dipinta in azzurro.
S. Fabiano papa, con ricco piviale bianco e bella veste drappeggiata, con tiara in testa, è rappresentato con un libro tra le mani. Sono entrambi di artista locale del XVII secolo.
Sulla sinistra della porta maggiore un affresco, posto a circa due metri dal pavimento raffigurante il battesimo di Gesù.

L'affresco, rovinato dall'umidità e da successivi interventi è poco leggibile. E' attribuito ad autore del XVI secolo.

Sopra il portone centrale della facciata un grande crocifisso in legno scolpito, in proporzioni oltre il naturale. Di elevata fattura appartiene ad un ignoto artista toscano del XVI secolo.

Sul lato destro della chiesa, il fonte battesimale. E' del XVII secolo opera di un artigiano locale.

Chiesa di S.Lucia - Cesa

Chiesa di S.Lucia - Cesa

Storici e monumenti

L'Amministrazione ha incaricato un gruppo di Storici che hanno messo a punto una lettura del territorio dei suoi monumenti che ha già dato i primi risultati:

Comune di Marciano della Chiana stendardo del Comune